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Intervento di Marco Villa a nome del Gruppo di Maggioranza Consiliare durante la discussione del Bilancio di Previsione 2012 nella seduta del 26 marzo 2012 del Consiglio Comunale di Spilamberto

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Questo bilancio di previsione è sicuramente il più difficile da discutere da quando siedo in questo Consiglio Comunale.
Il nostro comune, come tutti i comuni, già in passato ha dovuto affrontare sfide importanti per via dell'abolizione dell'ICI, delle minori entrate dovute alla diminuzione dei trasferimenti statali e dell'inasprimento del patto di stabilità.
Tuttavia, mai come quest'anno si è dovuto far fronte a tanti stravolgimenti dovuti alle manovre finanziarie estive del governo Berlusconi e di quella autunnale del governo Monti.
I risultati di questi provvedimenti sono sotto gli occhi di tutti: i cittadini dovranno pagare di più, le imprese pure, ma contemporaneamente diminuiscono i servizi e i comuni continunano a tirare la cinghia. È facile immaginare che tutto ciò proseguirà ancora per un po' visto che le nuove tasse – l'IMU – andranno in gran parte a rimpinguare le casse dello stato e non quelle degli enti locali.
In questo quadro il nostro comune ha fatto cose eccellemti: ha ridotto il proprio debito che rimane sotto la media dei debiti dei comuni a livello nazionale; ha rimodulato l'addizionale IRPEF in base al reddito, facendo pagare di più a chi è più fortunato e tenendo fermo un principio di equità in un contesto economico che tende a colpire i più deboli; ha aumentato di 900 euro la cosiddetta “no tax area”, ossia la soglia di esenzione del pagamento IRPEF, dando una mano a chi ha meno; ha ridotto al minimo l'IMU sui beni agricoli, aiutando un settore che mai come oggi appare in crisi e che rimane imprescindibile non solo per un'economia ma anche per una società sana; ha ridotto ai minimi termini l'IMU sugli affitti a canone concordato; ha – cosa importantissima – tenuto ferme le rette per i servizi rivolti all'infanzia per non pesare sulle famiglie. Tutto ciò mentre abbatte la spesa corrente di un milione di euro in tre anni.
In sintesi si può dire che il comune ha tutelato i più poveri, le famiglie numerose, gli agricoltori in difficoltà e chi vive in affitto.
È un impegno meritorio, che io e il mio gruppo ci sentiamo di condividere e -siamo orgogliosi di sottolinearlo – non per la prima volta. Lo dimostrano provvedimenti presi in passato, come quelli sul riscatto degli appartementi in edilizia popolare dopo i 30 anni, per fare un esempio.
Purtroppo il comune può fare poco e in maniera limitata. Questo modo di affrontare la crisi, da parte dello Stato, appare senza senso.
Caricare i contribuenti di oneri e tasse impoverisce la crescita e far sì che chi deve erogare servizi di prima necessità per i cittadini non sia più in grado di farlo è pazzesco. Si può intervenire sulla finanza, sulle banche e su tanti altri settori, ma se non si fa nulla per la domanda, ossia se non si fa nulla per creare lavoro che porta il pane sulle tavole degli italiani, la crisi non si può abbattere.
Monti e il suo governo hanno impostato manovre dure e non sempre eque, ma, lo riconosciamo, spesso inevitabili. Occorre ricordare chi ci ha portato a questo punto, chi ci ha portato ad un passo dalla Grecia.
Sentire in questi giorni il segretario del Pdl, il partito di maggioranza relativa del precedente governo, dire che le priorità sono il lavoro, il lavoro e il lavoro, fa riflettere. Quando Alfano stesso era al governo le priorità erano altre: innanzitutto, casualmente, giustizia, magistrati e intercettazioni. Ma forse è anche vero che Alfano abbia un quid, che non abbia la storia, come gli è stato detto recentemente. Infatti nei suoi ricordi manca la storia più recente, quella che va dal 2008 al novembre del 2011, quando il suo governo nulla ha fatto per la crescita ma ha strozzato i comuni con il patto di stabilità nella versione di Tremonti, ha cancellato buona parte delle liberalizzazioni che oggi invoca e ha sperperato denaro pubblico aprendo inutili ministeri a Monza e facendo il record dei voli di Stato.
Tutto ciò non lo dico per sviare il dibattito ma per ricordare che se ci troviamo, pure qui a Spilamberto, a discutere di un bilancio difficile un motivo c'è, ed è giusto che chi ha molte responsabilità di questa situazione se ne faccia carico e non faccia finta di nulla.
Spero solo che certi sacrifici servano, che i comuni stringano la cinghia per qualcosa. E, a proposito di sacrifici, noi chiediamo all'Amministrazione un impegno concreto: nel caso che l'IMU ordinaria crei un extragettito, visto che la normativa sappiamo essere ad oggi in evoluzione, vorremmo che quei soldi vengano restituiti, in un qualche modo, a chi ha versato l'Imu, in particolare alle imprese.
Concludendo, il bilancio è convincente su molti fronti, e ci lasciano esterrefatti alcune critiche delle opposizioni. La lista Solidarietà Ambiente è tanto brava a citare i commi e gli articoli delle leggi ma non è così puntigliosa e precisa nel presentare emendamenti che non vengano poi bocciati dal revisore dei conti perché o insostenibili finanziariamente o inapplicabili. Ma, prima di fare degli emendamenti, è tanto difficile passare dai nostri tecnici e dai nostri uffici per un parere? E, a proposito di uffici, le opposizioni ignorano gli accorpamenti e i tagli fatti appunto agli uffici, grazie anche alla vituperata Unione Terre di Castelli?
Anche l'accusa di aver aumentato a dismisura la pressione fiscale, come vorrebbe il Pdl suona bizzarra. Solo per fare un esempio: rispetto all'ICI del 2007, un cittadino in una casa delle più comuni a Spilamberto (le A2), pagherà un IMU sulla prima casa di 34 euro in più se non ha figli, 15 in meno se ne ha uno, ben 65 in meno se ne ha due di non più di 26 anni. Spilamberto non ha introdotto l'IMU, ma nella sua applicazione non si può dire abbia messo una vagonata di tasse.
Il bilancio, ripeto, è buono. Protegge i meno abbienti e diminuisce debito e spesa pubblica e lascia inalterati i servizi.
A noi non sembra poco.

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